11 novembre 2006

Il Super Reality della Commissione!

A volerci proprio inserire nel bel mezzo di questa fervida e a tratti convulsa “querelle” sui carichi di lavoro disomogenei scaturita dal problema del personale C2, uccel di bosco nelle sostituzioni in udienza, ci possiamo porre in due modi di fronte al nodo della questione alla posizione in sezione dei lavoratori di area B2, definiti dai soliti maligni: “badanti” dei coordinatori.


1) Possiamo considerarla una soluzione a buon mercato che ha cercato di conciliare due esigenze: il rifiuto di una mansione di supporto delocalizzata sull’intero gruppo di sezioni e le velleità di avanzamento professionale di un gruppo di funzionari in carriera. Soluzioni private, individuali forse irrealistiche ma per un certo verso, dettate da intenzioni legittime.

2) Oppure, riconoscendo essenziale la loro funzione di collaborazione del personale B2, dobbiamo impegnarci a renderla maggiormente visibile, sostenerla, e perciò sforzarci di espropriarla dalla comoda esclusività di una sezione e centralizzarla restituendola alla generalità dei lavoratori, come se per libertà possa intendersi la possibilità di lavorare per molti. Qui potete respirare. Magari rileggere la frase, poi respirate ancora.


La rabbia è un esercizio di stile collettivo e pienamente riuscito in questa Commissione. Ovvero il libro dello spasimare, dello struggersi, di quel qualcosa che va al di là del semplice desiderare. Ho rilevato uno schema di stress nello scritto dei colleghi estensori dell’”istanza dei 32”di questi giorni che mi ha lasciato in bocca una nausea leggera. In special modo le conclusioni barbariche che sono sull’orlo della gaffe e anche più in la. Se non disciplinante e criminalizzante, il contenuto tende a semplificare forse un po’ troppo, tentando di avallare il “secondo” degli atteggiamenti descritti. Che è indubbiamente quello vincente: conviene all’Ufficio, alla quasi totalità dei segretari. Conviene ai più. Ma conviene ai B2? Ed è giusto?
No. E’ sommamente ingiusto. Questo è pacifico. E’ un passaggio su cui occorre riaccendere una riflessione profonda. Chiediamoci se ha senso che un personale in difficoltà e già defraudato di una solida e pluriennale professionalità venga ulteriormente punito. Se ha senso che quanto rimasto della sua professionalità appannata sia sacrificato sull’altare di una idea di produttività più generale. Se ha senso che sottratto a una, per quanto limitata, ma confortante autonomia venga dequalificato a una mera funzione di sostegno (n.d.r.: “tappabuchi”). Come si può dar loro torto? Non è come rompere il termometro per non vedere la febbre?

Se sia giusto che l’Amministrazione stia alla finestra a guardare.Una organizzazione del lavoro dovrebbe reggersi su ben più alti presupposti: un intervento dell’Amministrazione ben più presente; più opportunità di inserimento e qualificazione professionale.